Hans Memling

Angeli musicanti

Hans Memling

Balie, infanti e militari

Napoli, Villa Comunale, c. 1905 (foto A. Krieg)

Balie, infanti e militari

Scherzi 'fin de siècle' durante una gita fuori porta

c. 1895

Scherzi 'fin de siècle' durante una gita fuori porta

Mastrotitta

La storia vista dai 'pelati'

Mastrotitta

Storie fuori dalla Storia: i contadini veneti di fine XIX secolo

 

Alla base della mitizzazione americana sta il rifiuto della realtà e la ricerca di un’alternativa. La situazione politica, economica e sociale dell’Italia di allora, impedisce al singolo e alla collettività veneta la possibilità di “realizzarsi” nel proprio paese; con il quale verbo si intende avere un “fazzoletto” di terra, ove potersi costruire la casa. In questo contesto, l’emigrazione assume un carattere fatalista, in cui l’utopia americana si introduce come unica alternativa possibile. Ad alimentare questo immaginario nelle menti dei mezzadri, fittavoli e braccianti veneti è il complesso quadro politico e ideologico esistente nell’Italia di fine XIX secolo. Infatti, la presenza degli emigranti veneti, e più in generale italiani, poteva incrementare le relazioni socio-economiche con l’America, favorendo un processo di “imperialismo coloniale”, considerata a quel tempo un requisito fondamentale per entrare a far parte del gruppo delle potenti nazioni europee. Allo stesso tempo, l’esodo massivo della popolazione veneta è un modo per potersi liberare di quelle frange contadine rivoltose che, a lungo andare, avrebbero potuto dare origine ad una vera e propria rivoluzione. Tutto questo poi, come si è già detto, coincide in America con una forte domanda di manodopera straniera a basso costo. Così, anche se si assiste alla riattivazione di schemi e immagini “vecchi”, cioè mitici e arcadici, si finisce pur sempre nel rimanere intrappolati nella logica delle regole e degli interessi di forze politiche ed economiche. A tal proposito, Carlo Ginzburg sostiene che il mito, nelle diverse epoche storiche e nei differenti contesti socio-culturali, ha sempre funzionato come menzogna esercitata dal potere per pacificare le masse: in questo caso il mito di “fare l’America” serve alla classe dirigente italiana per incanalare buona parte della popolazione di origine rurale altrove, e non a caso in un continente dove, in qualche modo, si vuole far breccia attraverso un ormai desueto colonialismo10.

In questo quadro di interesse reciproco, sia da parte del governo italiano, sia da parte di quello d’accoglienza americano (Brasile, Argentina, Stati Uniti), l’unica istituzione che rema contro la partenza di migliaia di contadini veneti è la Chiesa, e nello specifico il parroco. L’emigrazione, infatti, sia temporanea che permanente, intacca la mentalità e il costume della popolazione rurale. Entrambe le forme scompaginano gli usi della comunità tribale, sconquassano la famiglia patriarcale, sollecitando l’evoluzione matriarcale di quest’ultima e creando numerose aporie a livello psicologico11.

Stando a quanto riferiscono i parroci veneti, l’emigrazione temporanea ha conseguenze ben peggiori rispetto a quella permanente, difatti, quest’ultima danneggia solo il singolo che la intraprende, mentre gli effetti di quella temporanea si ripercuotono a livello comunitario e, nello specifico, negativamente sulla parrocchia. Il costume straniero tenderebbe a prendere il sopravvento sulla tradizione locale, cardine più importante della vita religiosa12. Al suo ritorno l’emigrante sente la parrocchia estranea al suo modo di essere e l’esperienza migratoria, che lo induce a farsi strada da solo, lo fa uscire fuori dal circuito chiuso della mentalità patriarcale e dei santi patroni della parrocchia. L’emigrante si ritrova quindi con compaesani che continuano a credere che i cicli stagionali e i buoni raccolti siano determinati dal ritmo delle processioni e all’attenersi a un rigoroso codice di disciplina e alla pratica dei digiuni.

 

masticapolentaCarlos Porrini, Masticapolenta, Caxias do Sul-Porto Alegre, UCS-EST, 1978.

 

Padre Carlos Porrini nacque a Casorate in provincia di Varese nel 1883. Nel 1906, come missionario scalabrino, arrivò in Brasile. Nel 1916 ebbe l’idea di usare il dialetto del Rio Grande do Sul e l’italiano popolare per un racconto a puntate sul “Corriere d’Italia” che dirigeva a Bento Goncalves. Si intitolava Masticapolenta, e descriveva la vita della immaginaria città di Cuccagna, in Mérica. Lo scopo era educativo, rivolto all’amore di patria e alla salvaguardia della tradizionale religiosità contadina. I testi rimaneggiati verranno poi raccolti in volume nel 1936. Morì in Italia nel 1965.

 

Una volta stracciati questi veli di mistero, chi torna dall’esperienza migratoria discute di come impiegare i capitali e denuncia l’ingiustizia del contratto mezzadrile e affittuario13. Mentre questa presa di coscienza e posizione non è automatica per i contadini che non mai hanno varcato i confini dell’azienda agricola in cui lavorano, per gli emigranti è un’intuizione rapida ed esplosiva. Il mondo sociale e religioso del contadino di fine XIX secolo appare agli occhi dell’emigrante non solo irreale, ma “espressione di superstizione e bigottismo”14. In questo modo, le consuetudini contadine, in armonia con l’insieme dei riti religiosi, si scontrano con le nuove necessità dei contadini in diaspora, e l’orientamento antiemigrazionista della Chiesa è da leggersi come un tentativo di bloccare un processo volto ad indebolire le pratiche religiose, dando vita ad un mondo profano.

Tuttavia, questa è una visione d’insieme e, soprattutto, di parte. La realtà è sempre più complessa e complicata dei meccanismi politici e sociali che guidano fenomeni storici a letture spesso interessate e grossolane. La verità è che, dietro a qualsiasi mito o fantasia di quello che ci sarà aldilà dell’oceano, oltre alla singola esperienza migratoria che capovolge la visione del mondo inducendo a prendere coscienza della vita in modo più ampio e consapevole, c’è un essere umano. L’emigrazione resta comunque, sia nella vita del singolo sia in quella della comunità, un evento dagli ingentissimi costi umani. Essa implica lo sradicamento dalla propria comunità d’origine, comportando un sentimento doloroso come la nostalgia sia verso il paese natio, sia verso la propria famiglia e i propri compaesani.

 

nanetto pipetta

 

Aquiles Bernardi, Vita e stória de Nanetto Pipetta, nassuo in Italia e vegnudo in Mérica par catare la cucagna, Caxias do Sul-Porto Alegre, UCS-EST, 1988.