Hans Memling

Angeli musicanti

Hans Memling

Balie, infanti e militari

Napoli, Villa Comunale, c. 1905 (foto A. Krieg)

Balie, infanti e militari

Scherzi 'fin de siècle' durante una gita fuori porta

c. 1895

Scherzi 'fin de siècle' durante una gita fuori porta

Mastrotitta

La storia vista dai 'pelati'

Mastrotitta

Voltaire e i vampiri

Voltaire-1Nel corso del primo quinquennio degli anni '70 del diciottesimo secolo, Voltaire – ormai più che settuagenario – tornava al pubblico con le "Questions sur l'Encyclopédie", una monumentale raccolta di oltre quattrocento voci nelle quali trattava, con la consueta ironia, i più disparati argomenti, spaziando tra storia, religione, arte e letteratura. Non poteva mancare, fra questi, una "superstizione" che quarant'anni prima era stata oggetto di esame sia da parte di uomini di fede che di uomini di scienza, suscitando in tutta l'Europa del tempo appassionate discussioni e interminabili polemiche: la convinzione popolare dell'esistenza dei vampiri.

 

Su questo fenomeno disponiamo oggi di centinaia di migliaia di pagine di saggi, romanzi, racconti e di altrettanti metri di pellicole cinematografiche, segno che il fascino oscuro del vampiro non è mai tramontato: non ci sembra quindi inutile proporre in questa sede la lettura dell'articolo del grande protagonista del secolo dei lumi. 

 

 

VAMPIRI (da "Questions sur l'Encyclopédie", Genève, 1775, vol. IV, pp. 530-535)

 

Cosa! Dei vampiri nel nostro diciottesimo secolo! Si è creduto ai vampiri dopo il regno dei Locke,Questions sur l encyclopedie degli Shaftesbury, dei Trenchard, dei Collins, sotto il regno dei D'Alembert, dei Diderot, dei Saint-Lambert, dei Duclos, e allora il reverendo padre dom Augustin Calmet, benedettino della congregazione di Saint-Vannes e di Saint-Hidulphe, abate di Sénones – abbazia di centomila livres (1) di rendita, vicina ad altre due abbazie dalle uguali entrate - ha stampato e ristampato la storia dei vampiri con l'approvazione della Sorbona, a firma di Marcilly! (2)

 

Questi vampiri erano dei morti che uscivano nottetempo dai loro cimiteri per andare a succhiare il sangue dei vivi dalla gola o dal ventre per poi tornare a sistemarsi nei loro sepolcri. I vivi cui veniva succhiato il sangue dimagrivano, impallidivano, cadevano preda della consunzione, mentre i morti che succhiavano ingrassavano, assumevano un colorito purpureo, si presentavano ben attraenti.

 

Accadeva in Polonia, in Ungheria, in Slesia, in Moravia, in Austria, in Lorena che i morti godessero di tali banchetti. Non si sentiva affatto parlare di vampiri né a Londra né a Parigi. Devo ammettere che in queste due città ci sono stati degli speculatori, degli esattori delle tasse, degli affaristi che alla luce del sole succhiavano il sangue del popolo, senza essere morti ma corrotti. Queste autentiche sanguisughe non abitavano nei cimiteri ma in dimore molto confortevoli.

 

Chi potrebbe mai credere che la moda dei vampiri ci giunse dalla Grecia? Non certo dalla Grecia di Alessandro, di Aristotele, di Platone, di Epicuro, di Demostene, ma piuttosto dalla Grecia cristiana, disgraziatamente scismatica.
Da lungo tempo i cristiani di rito greco immaginano che i corpi dei cristiani di rito latino, sepolti in Grecia, non si deteriorano affatto perché scomunicati. E' esattamente il contrario per noialtri cristiani di rito latino. Noi riteniamo che i corpi che non si corrompono siano segnati dal sigillo dell' eterna beatitudine; e, dal momento che sono stati sborsati centomila scudi a Roma per fargli attribuire una patente di santità, noi rendiamo loro il culto di dulìa. (3)

 

I Greci sono convinti che questi morti siano degli stregoni: li chiamano broucolacas o vroucolacas, in base alla loro pronuncia della seconda lettera dell'alfabeto. Questi morti greci vanno nelle case a succhiare il sangue dei bambini, a mangiare la cena dei padri e delle madri, a bere il loro vino e a rompere tutto il mobilio. Non si può ricondurli alla ragione se non bruciandoli, una volta catturati. Si deve però fare attenzione a darli alle fiamme non prima di aver strappato loro il cuore, che va bruciato a parte.

 

Il celebre Tournefort (4), inviato in Oriente da Luigi XIV, fu, come tanti altri eruditi, testimone di tutti gli atti attribuiti ad uno di questi broucolacas e di questa cerimonia.*

 

Dopo la maldicenza, nulla si diffonde più rapidamente della superstizione, del fanatismo, dei sortilegi e dei racconti sugli spiriti. Vi furono broucolacs in Valacchia, in Moldavia e perfino fra i Polacchi, che sono di rito romano. Questa superstizione era loro estranea, ma penetrò in tutta la Germania orientale. Tra il 1730 e il 1735, non si sentì parlare che di vampiri; furono catturati, fu strappato loro il cuore, furono bruciati: simili agli antichi martiri, più se ne bruciavano, più se ne trovavano.

 

dissertazioni-frCalmet divenne infine il loro storiografo e trattò i vampiri come aveva trattato l'Antico ed il Nuovo Testamento: riferendo cioè fedelmente quanto era stato detto prima di lui.

 

Una cosa a mio avviso estremamente curiosa sono i rapporti giuridici riguardanti tutti i morti che erano usciti dalle loro tombe per andare a succhiare il sangue dei fanciulli e delle bambine del loro vicinato. Calmet riferisce che in Ungheria due ufficiali delegati dall'imperatore Carlo VI, assistiti dal balivo locale e dal boia, andarono in cerca di un vampiro, morto sei settimane prima, che succhiava il sangue di tutto il circondario. Fu trovato nella sua bara, fresco, arzillo, gli occhi spalancati, che chiedeva del cibo. Il balivo emise la sua sentenza. Il boia strappò il cuore al vampiro e lo bruciò: dopo di che il vampiro cessò di mangiare.

 

Dopo tutto ciò, si osi ancora dubitare dei morti resuscitati - di cui sono piene le nostre leggende -, di tutti i miracoli riferiti da Bollandus (5) e dal sincero e reverendo dom Ruinart! (6)

 

È possibile trovare storie di vampiri perfino nelle Lettres Juives di quel d'Argens (7) che i gesuiti autori del Journal de Trévoux (8), hanno accusato di non credere in nulla. Bisogna osservare come questi esultarono al racconto del vampiro d'Ungheria e come ringraziarono Dio e la Vergine per aver finalmente convertito il povero d'Argens, ciambellano di un re che non credeva affatto ai vampiri.

 

'Ecco dunque - dicevano - questo famoso miscredente che ha osato dubitare della apparizione dell'angelo alla santa Vergine, della stella che guidò i magi, della guarigione dei posseduti, dell'annegamento di duemila maiali in un lago, di un'eclissi di sole con la luna piena, della resurrezione dei morti che passeggiarono per Gerusalemme; il suo cuore si è ammorbidito, il suo spirito si è illuminato crede nei vampiri!'

 

Non rimase allora che esaminare se tutti questi morti fossero resuscitati per virtù propria, per la potenza di Dio o per quella del diavolo. Numerosi grandi teologi della Lorena, della Moravia e dell'Ungheria fecero sfoggio delle loro opinioni e del loro sapere. Fu citato tutto ciò che s. Agostino, s. Ambrogio e tanti altri santi avevano detto di più incomprensibile sui vivi e sui morti. Vennero riferiti tutti miracoli di s. Stefano citati nel settimo libro delle opere di s. Agostino ed eccone uno dei più curiosi. Nella città di Aubzal, in Africa, un giovane rimase schiacciato sotto le macerie di una muraglia la vedova andò subito a invocare santo Stefano, del quale era molto devota, e questi lo resuscitò. Gli fu chiesto che cosa avesse visto nell'altro mondo. 'Signori - disse - quando l'anima ebbe lasciato il mio corpo, incontrò un'infinità di altre anime che posero più domande su questo mondo di quante non me ne facciate voi sull'altro. Andavo non so dove quando ho incontrato santo Stefano che mi ha detto: "Rendi ciò che hai ricevuto". Gli ho risposto: "Che cosa volete che vi renda? Voi non mi avete mai dato nulla". Egli mi ha ripetuto tre volte: "Rendi ciò che hai ricevuto". Allora ho capito che si riferiva al Credo. Gli ho recitato il mio Credo e mi ha immediatamente resuscitato."

 

Vennero riportate in particolare le storie riferite da Sulpizio Severo nella Vita di san Martino. Si dimostrò che san Martino aveva, fra l'altro, resuscitato un dannato.

 

Tutte queste storie, per quanto potessero essere vere, non avevano tuttavia nulla in comune con i vampiri che andavano a succhiare il sangue dei vicini e tornavano poi a collocarsi nelle loro bare. Si tentò di rinvenire nell'Antico Testamento o nella mitologia un cenno a qualche vampiro che potesse servire da esempio: non se ne trovarono affatto. Fu però provato che i morti bevevano e mangiavano, poiché presso molte nazioni antiche venivano poste cibarie sulle loro tombe.

 

La difficoltà stava nel sapere se a mangiare fosse l'anima o il corpo del defunto. Si decise per entrambi: i cibi delicati e poco sostanziosi - come le meringhe, la panna montata e la frutta candita - erano per l'anima, mentre l'arrosto era destinato al corpo.

 

Si narra che i re di Persia siano stati i primi a farsi servire i pasti dopo la morte .Quasi tutti i sovrani di oggi fanno lo stesso, ma sono i monaci a mangiare il loro pranzo e la loro cena e a bere il vino. Perciò non sono i re, per la verità, ad essere dei vampiri: i veri vampiri sono piuttosto i monaci che mangiano a spese dei re e dei popoli.

 

E' pur vero che san Stanislao – che aveva comprato, e non pagato, un considerevole appezzamento di terreno da un gentiluomo polacco –, citato in giudizio dai suoi eredi davanti a re Boleslao, resuscitò il gentiluomo ma soltanto allo scopo di farsi rilasciare la quietanza. E non è affatto detto che abbia offerto un solo bicchiere di vino al venditore, che fece ritorno all'altro mondo senza aver ne' bevuto ne' mangiato. (9)

 

Di conseguenza, ci si pone l'importante questione se si possa assolvere un vampiro morto scomunicato. Cosa che va diretta al punto.

 

Non sono tanto esperto in teologia da poter esprimere il mio parere in proposito, ma propenderei piuttosto per l'assoluzione, dal momento che in tutti casi dubbi bisogna sempre prendere la risoluzione più mite.

 

Odia restringenda, favores ampliandi. (10)

 

Il risultato di tutto ciò è che gran parte dell'Europa, nell'arco di cinque o sei anni, è stata infestata dai vampiri e che non ce ne sono più; che per vent'anni in Francia abbiamo avuto dei convulsionari e che non ce ne sono più; che per millesettecento anni abbiamo avuto degli indemoniati e che non ce ne sono più; che, dai tempi di Ippolito, sono stati sempre resuscitati dei morti e che ciò non avviene più; che abbiamo avuto i gesuiti in Spagna, in Portogallo, in Francia, nel Regno delle Due Sicilie e che non ne abbiamo più. (11)

 

(trad. di Daniela Lapenna e Guglielmo Lützenkirchen)

 

 

Voltaire1 Unità monetaria francese fino alla rivoluzione del 1789.
2 L'opera del Calmet apparve a Parigi nel 1746, stampata dal De Bure; tre anni dopo se ne ebbe una ristampa dal Kalin a Einsidlen; nel 1751 sempre il De Bure ne pubblicò una seconda edizione. Su quest'ultima fu condotta la traduzione italiana (Venezia, presso Simone Occhi, 1756), che fu riproposta quattordici anni dopo dallo stesso tipografo. L'approvazione della Sorbona evidenziava, fra l'altro, come il Calmet non avesse "omesso veruna diligenza per venire in chiaro di quanto concerne la materia che tratta", dicendosi certa che l'opera avrebbe messo "il Leggitore in sicuro da una vana credulità, che porta a credere tutto, e da un pericoloso Pirronismo, che porta a dubitare di tutto".
3 Termine teologico che si riferisce alla venerazione riservata ai santi.
4 Joseph Pitton De Tournefort (1656-1708), botanico francese, famoso per le "Institutiones rei herbariae" apparse nel 1700.

* Tournefort, tomo I, pp.155 sgg. [nota di Voltaire].
5 Jean Bolland (1596-1665), gesuita belga, creatore, nel 1643, della fondamentale raccolta di vite dei santi "Acta Sanctorum".
6 Jean Thierry Ruinart (1657-1709), benedettino francese, allievo e collaboratore del Mabillon, fu autore degli "Acta primorum martyrum sincera et selecta", editi nel 1689.
7 Jean-Baptiste Boyer marchese d'Argens (1704-1771), letterato e filosofo francese; visse per un quarto di secolo a Berlino, alla corte di Federico II di Prussia che lo nominò suo ciambellano e direttore dell'Accademia di belle arti di Potsdam.
8 Mensile fondato dai gesuiti nel 1701 allo scopo di difendere la chiesa combattendo "le protestantisme et les ennemis déclarés de la cause catholique".
9 Sul santo ed i suoi rapporti con il re Boleslao, v. P. Naruszewicz, Stanislao, vescovo di Cracovia, santo, martire. In "Bibliotheca Sanctorum", Roma, Ist. Giovanni XXIII, 1968, vol. XI, coll. 1362-1366.
10 Principio secondo il quale, in caso di dubbio, "bisogna ampliare le cose favorevoli e restringere quelle sfavorevoli".
11 I gesuiti furono espulsi prima in Portogallo (1759), quindi in Francia (1764) e infine in Spagna e nel Regno delle Due Sicilie (rispettivamente nel febbraio e nel novembre 1767).